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Così va la vita...




[11 commenti]

Così va la vita...

di Marioscala (© 2006)

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Cammina, la donna. Porta in grembo un piccolo lembo di sé, avvolto in una coperta di panno.
Si guarda attorno, con il timore di essere osservata, seguita....
A passi veloci, quasi correndo, attraversa l'incrocio.
Si sistema il volto tra i capelli scompigliati, stringe a sé il bimbo come se avesse paura del vuoto.
Corre e corre, la donna.
Passando per alcuni negozi, si ferma a guardare nel riflesso dei vetri...quel sé confuso.
Un signore le si avvicina e le dice “...quanto ha?” poi guarda, tenta di sfiorare la copertina...e lei “Non lo tocchi!”. Poi si scosta e continua il suo viaggio.
Potremmo chiamarla Elvira.
Non so chi sia, Elvira. Avrà 34 anni, forse 37; i capelli nerissimi, gli occhi lucidi come di chi ha imparato a resistere al pianto.
Al mondo c'è sempre chi fugge e chi rincorre. Così dicono.
Elvira non è poi così brava a scappare. Lascia segni ovunque.
Entra in un bar, beve velocemente un caffè; si insinua in un negozio, con il suo bel fagotto avvolto nella coperta, perde piccoli pezzi di quel sé confuso....un portachiavi, un bavaglio, un pacchetto di Malboro. E poi lascia uno sguardo, regala una stretta di mano...
Il barista la guarda e dice: “Signora! Il suo resto!” ma lei è già sul marciapiede.
“Buon per me, se tutti i miei clienti facessero così...a quest'ora sarei ricco”, pensa lui.
Schizza di nuovo fuori e corre più veloce, Elvira.
Marco avrà un mese. Chi è Marco? Presumo suo figlio.
Con che sicurezza lo dico? Non ne ho idea...
Con Elvira posso solo presumere.
Posso dedurre che la donna che ho davanti si chiami Elvira; posso altresì dedurre che abbia un figlio che si chiama Marco.
Marco è il nome del fagotto. O del contenuto del fagotto...o del lembo di sé.
Ecco, Marco è il figlio di Elvira e ha un mese. Forse...
Elvira scappa e non si sa perchè; pare sia inseguita e non si sa da chi.
Suppongo da me, a questo punto.
Perchè la inseguo? Non so neanche questo. Sono parte in causa di una storia di cui non conosco nulla, nemmeno il mio ruolo.
Chi decide i miei passi, vuole che io segua il percorso di Elvira.
E non importa che Elvira non si chiami Elvira.
Va bene. Riepiloghiamo.
Elvira si sente perseguitata ed è per questo che scappa.
Presumibilmente sono io a inseguirla, motivo per il quale so quasi tutto di lei.
Ovviamente chi vi scrive non ha certezza che il fagotto si chiami Marco, tanto quanto non ne ha che Elvira si chiami realmente Elvira.
Ho tirato ad indovinare, ammetto.
Devo tentare di ricordare l'istante in cui sono uscita di casa ed ho deciso di rincorrere Elvira.
Ora provo a chiamarla e vedo se si gira: - ELVIRAAAAAAAA!
No, Elvira non si gira [pare uno scherzo del destino]
Tanto che importa come si chiama, piccola testa di cazzo! Devo solo capire che ci sto a fare qui?
Continuo a seguirla.
Scorgo accanto ad un pilastro, un uomo dall'abito scuro. Anche lui, impegnato ad inseguire.
Mi capita di incrociare il suo sguardo quasi a dirmi “tu che vuoi”.
Ed io rispondo, sempre con lo sguardo “Seguo Elvira”.
E lui capisce che siamo nella stessa barca...equidistanti dal suo Comandante.
Pensandoci, forse Elvira non si accorge di essere inseguita. Corre soltanto. A questo punto non so neanche perchè. La storia si sta complicando.
Continua a camminare come se niente fosse.
Io e lui nel frattempo incrociamo i nostri sguardi. Lui si ferma a comprare un giornale all'Edicola.
E' una copia del quotidiano “El Pais”, che piega e mette sotto il braccio.
A quel punto, decido di entrare in un Tabacchino per acquistare un pacchetto di caramelle e uno di Malboro.
Sono tutti gesti istintivi, come se una mano dall'alto guidasse la mia volontà.
Ci ritroviamo entrambi fuori, nuovamente equidistanti da Elvira.
Mi chiedo: “Ma il fagotto non mangia?”.
Elvira rimane incantata davanti ad un negozio di giocattoli ma passa oltre.
L'uomo nero, entra nel negozio e ne esce con un pacchetto avvolto da una carta colorata.
Sarà un regalo per il bimbo di Elvira?
Nel frattempo mi accorgo che qualcosa non va.
Si direbbe che quella che spunta è la testa di Marco, ma non ne sono sicura.
Continuo a seguire quella donna che si chiama….
La vedo scendere le scale. Sembrano portare verso uno scantinato.
Incontro lo sguardo dell’uomo nero.

Vedo Elvira appoggiare il fagotto lungo un asse, togliere la coperta.
A quel punto l’uomo nero le va incontro, lei afferra un coltello e glie lo conficca nel ventre.
L’uomo è steso a terra ed Elvira mi osserva.
Viene verso di me.
MI offre il fagotto.
Lo apro…

Elviiiiiiraaaaaaaaa, c’era bisogno di uccidere per un tacchino?

Potevo anche rimanere a casa!




commento dell'autore^_____________^