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Dalla sponda del fiume




[25 commenti]

Dalla sponda del fiume

di Aurora Dececco (© 2007)

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Sergio è sempre stato un gran bel ragazzo. Non lo dico perché è mio fratello. La sua è una bellezza riconoscibile oggettivamente. Ha un fisico atletico, ben proporzionato e muscoloso. E un viso luciferino. I capelli biondi gli spiovono in un ciuffo sbarazzino sul viso. Ha lineamenti di una perfezione irregolare: il naso lungo, le labbra carnose, gli zigomi orientali. Gli occhi chiari sono un capolavoro di innocenza e di malizia. Ha una particolare luce di sfida, mentre mi invita al cimento. Siamo andati al fiume, per spegnere un po’ l’arsura di una giornata estiva insopportabilmente afosa. Abbiamo trovato un’insenatura incantevole, in cui lo specchio d’acqua riflette una vegetazione insolitamente rigogliosa e selvaggia. Sergio mi guarda ridendo, dall’alto di una roccia candida a strapiombo sul fiume. “Dai, Erika, vieni anche tu! E’ un delitto non tuffarsi da qui. Sento l’attrazione del vuoto e di quest’acqua limpida.” “Veramente tanto limpida non mi pare” obietto perplessa dalla sponda del fiume, dalla quale mi godo pigramente il sole. “Non si vede nemmeno il fondale, Sergio. Non fare cazzate.” Scuote il capo allegramente, e si tuffa, noncurante delle mie proteste allarmate. Lo vedo sprofondare fra le acque limacciose, che si intorpidiscono sempre più, man mano che il corpo di Sergio viene inghiottito da un gorgo maligno. Dalla riva osservo atterrita la scena, paralizzata dalla paura e dall’indecisione. Sergio sa nuotare assai meglio di me, e sono titubante sul gettarmi nel fiume per prestargli soccorso. Se un vortice ha tramortito lui, io farei di sicuro la stessa fine, se non peggiore. Mentre esito, nella speranza di veder ricomparire la testa bionda in superficie, passano alcuni interminabili minuti. Il gorgo ribolle, in un risucchio di acque torbide, infine si placa. La superficie del fiume torna placida e limpida. Ma Sergio non c’è più.

Questa seduta è stata molto dolorosa ma estremamente utile, Erika. Finalmente ha fatto emergere un suo conflitto irrisolto, ben rappresentato dal sogno che ha appena raccontato. Questo sogno parla chiaramente del suo senso di colpa, per la sua impotenza a salvare suo fratello. Ma altrettanto chiaramente le dice due cose. La prima è che Sergio si è voluto tuffare contro ogni logica, per un puro senso di sfida. La seconda è che lei non poteva salvarlo, e tuffandosi sarebbe certamente morta nel gorgo anche lei.

Erika era pallida e stanca, quando varcò la soglia di casa. La seduta dallo strizzacervelli l’aveva fortemente provata, svuotandola di ogni energia. Scagliò la borsa e il cappotto sul letto con la forza nervosa residua. In corridoio incrociò Sergio. Emise un gemito soffocato, scorgendo la sagoma spettrale del fratello. Sergio era ormai l’ombra di se stesso: uno scheletro ambulante, le occhiaie profonde, le braccia magre martoriate dai lividi, il sorriso sdentato di una marionetta sgraziata senza fili. Solo lo sguardo sfrontato mandava lampi dell’antico ardore. Gli occhi chiari ed espressivi del suo angelo ribelle cercavano i suoi, amorevoli. “Ciao , sorellina. Ho delle buone notizie, sai?”. Le sfuggì un sospiro di disillusione. Solitamente le buone notizie di Sergio erano che aveva mandato al diavolo il suo spacciatore, o gli avevano dato gli arresti domiciliari. Oppure aveva trovato l’ennesimo lavoretto precario….