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Arti letterarie buffonesche
[28 commenti]
Nulla si crea di frank solitario (© 2007) visualizzato 895 volte Sono le otto, Patrizia sta entrando dal fornaio.
"Mi dia sei rosette".
Il ragazzo al bancone comincia a metterle nel sacchetto e poi gliele porge.
Patrizia sta andando alla cassa quando le viene in mente di controllare.
"Eh no e! Ma dico siamo impazziti? Io le avevo detto 'sei rosette mal cotte'... queste sono bruciate! Non è modo di lavorare, io me lo guadagno il pane!".
La titolare del negozio porta il garzone nel retro e gli fa una durissima reprimenda.
"Non ci siamo proprio...stiamo attenti e concentrati quando si lavora!".
"Lo scusi tanto signora, sa.....non è tanto sveglio....", si sente sussurrare Patrizia mentre riceve le sue sei rosette mal cotte.
Otto e trenta.
“Patrizia un caffé, subito”, vomito nell’interfono.
Dopo venti secondi Patrizia bussa alla porta.
“Avanti”.
Fa due passi tenendo in bilico il vassoio.
“C’è lo zucchero di canna?”.
Si arresta di botto, cercando di tenere in equilibrio le tazzine.
“Ehm, no”.
“Patrizia, lo zucchero di canna: subito…anzi, prima di subito”.
Si smaterializza.
Dopo un minuto torna, apre timidamente la porta socchiusa.
Posa il vassoio sulla scrivania.
La guardo in faccia.
Metto evidentemente lo zucchero normale dentro al caffé.
Se ne accorge.
Mischio nervosamente.
“Puah pff..puuuh”, sputo nella tazzina.
“Patrizia, questo caffé è una merda”.
“Il caffé è importante”.
“Me ne vada a prendere uno al bar all’angolo; mi raccomando lo zucchero di canna”.
Sta per mettersi a piangere, ma sorride.
Evapora oltre la porta, questa volta la chiude.
Mi alzo, guardo fuori.
Un mare di macchine. Un mare calmo, piatto.
“Non va per niente bene: subito nel mio ufficio”, senza espressione, al responsabile delle vendite, schiacciando il tasto del viva voce.
Bussano.
“Avanti..avanti avanti, venga”.
Si siede tenendo in braccio le sue scartoffie.
Non gli serviranno.
“I dati non sono in linea coll’incremento produttivo previsto”.
E' spazientito, è il migliore dell’ufficio commerciale.
Lui lo sa, io lo so.
Faccio finta di guardare delle pratiche sulla mia scrivania.
In realtà sono fogli bianchi.
Mi copro ma non abbastanza.
Alzo lo sguardo.
Cerco i suoi occhi e in quell’istante guarda la finestra.
Si schiarisce la voce.
“Ma….la mia produttività ha le percentuali di incremento più alte….”.
Lo blocco con un gesto della mano.
Lo stesso che fanno i vigili ad un incrocio.
“Il suo incremento è inferiore all’incremento che l’Azienda si aspetta: tutto qui”.
Sta per aprire bocca.
“Ah dimenticavo, se vuole fare polemica, la può fare”.
Guardo la porta.
Guardo la porta con insistenza.
Gli trema la gamba sinistra.
Tic.
Tic rutilanti.
Tic a valanga.
Adesso scoppia.
“Polemica gratuita….”, aggiungo.
Guarda le sue carte.
Inghiotte saliva.
Inghiotte doppia saliva.
“Ha..ha ragione”.
Si alza educatamente e se ne va.
Stendo le gambe sulla scrivania.
Squilla il telefono.
“Pronto?…ah è lei signore…come dice? Si, si, vengo subito.
N-non subito…p-p-p-prima di subito”.
Entro nella stanza; stavolta glielo dico, questa storia deve finire, avere uno stipendio da tremila euro al mese non significa accettare tutto questo.
Il direttore generale puzza, puzza di sudore in modo invadente; si inonda di profumo in maniera direttamente proporzionale alla sua puzza, non sconfiggendola, ma esaltandola.
“Ah, eccola finalmente; non va, non va affatto”, dice mentre sistema il modellino di Ferrari sulla scrivania.
“Ma-mama-ma non siamo andati mai meglio….”, osservo timidamente.
“Si, ma andremmo bene anche senza di lei!”, ribatte con tono deciso.
Pausa.
“O……per caso….ritiene di essere indispensabile?”, scoppia in una fragorosa risata.
“Su, sia bravo; non deve essere poi male guadagnare i suoi tremila euro al mese, quando là fuori c’è gente capace che fa la fame….”.
“Forza, chiuda la porta”.
Chiudo la porta dubbioso, mi assicuro che le tendine siano ben abbassate.
Il capo va matto per le noccioline; gli piace sbucciarle.
Anche gustarle, ma soprattutto sbucciarle.
Mi sistemo in ginocchio sul tappeto.
“Se sta scomodo me lo dica, eh?….”.
Ne sbuccia una; mi guarda e mi fa “Una a me……e…..una aaaaa….me!”, se la lancia in bocca e scoppia a ridere.
“Suvvia, scherzo. Lo sa che divido volentieri le mie noccioline con lei”.
Ne sbuccia un’altra e dopo avermela mostrata per bene, la lancia in alto.
La manco.
“Male male, dovremo allenarci di più! Eccone un’altra”, questa riesco a farmela arrivare in bocca.
Non mastico.
“Non me la deve riportare…la può mangiare…”.
Dopo mezz’ora il sacchetto è finito.
Ad aspettarmi in stanza c’è Patrizia timorosa col caffè.
Senza sedermi, prendo la tazzina e me la porto alla bocca.
Patrizia chiude gli occhi.
“Vada, vada Patrizia, che aspetta?”, dico senza nervosismo.
Apre gli occhi sollevata.
“Ah, dimenticavo....niente chiamate stamattina”.
Finisco il caffè, bevo due bicchieri d'acqua.
Le noccioline erano molto salate.
Ora di staccare; scendo dal fornaio a farmi preparare un panino.
Il ragazzo non sembra tanto sveglio, mentre mi sta incartando il panino lo blocco alzando la voce: "Il panino lo vorrei ben cotto; per carità, quello sembra crudo...".
A questo punto, il lavorante si toglie il camice: "Lo sapete che c'è? Ma andatevene affanculo tutti va....".
Imbocca la porta e se ne va.
Nulla si crea, ma ogni tanto qualcuno non ce la fa più e qualcosa nell'ingranaggio si distrugge.
| commento dell'autore | la frustrazione e le umiliazioni sono il carburante di una società basata sulla logica venditore-cliente e sulle gerarchie militari ben camuffate nell' organigramma aziendale
tutto è spiegabile dal principio della fisica "Nulla si crea e nulla si distrugge"
chi non si sfoga cogli altri, distrugge se stesso |
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