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racconto breve (1)
Nome in codice: Uccello Migratore




[14 commenti]

Nome in codice: Uccello Migratore

di frank solitario (© 2007)

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L’estate era alle porte.
Anzi ci eravamo già dentro, per via della drammatica velocità imposta alle nostre vite dalla routine.
Il caldo porta con se tutto il carico di seni e glutei, ma anche di cellulite, di cerette mal eseguite, punti neri, densità irrespirabili in ambienti chiusi, lordamenti di piedi da rinvenimento occasionale di catrame.
L’improvvisa apparizione della pietra pomice che come un peyote mediterraneo fa la sua magica e esoterica comparsa quando meno te l’aspetti.
Bevevo cedrate Tassoni una dietro l’altra, con una gradevolissima sensazione di dolce disinfettazione delle interiora; per contro il gas si ammassava lungo il colon e nel fare molte tra le attività casalinghe mi disponevo in diagonale reclinandomi lievemente, con un invidiabile senso dell’ equilibrio.
Rimanevo lunghe giornate in attesa di telefonate inattese; per avere un credito dal caso, ne facevo almeno due al giorno a sconosciuti.
Un tempo la gente si indignava per codeste telefonate, ora si limitano ad apprendere passivamente l’avvenimento di scuorno, spegnendosi flebilmente tra le scariche elettrostatiche.
Lo scorso weekend fissavo una macchia sul muro; era un ragno, una specie velenosissima.
Decisi di non fare movimenti fino alla domenica sera; non spruzzai Baigon insetti esotici, quella specie se lo aspira come una Lucky Strike.
Decisi di lasciargli le chiavi di casa, avevamo orari diversi.
Sudavo poco, a breve avrei avuto l’unico giorno di ferie.
In banca conobbi una ragazza di nome Lucia, l’abbordai dicendole che a letto le avrei fatto urlare i tre segreti di Fatima.
Il direttore sembrò disgustato, forse perché ero l’unico in filiale coi pantaloncini corti.
Giravo a mezzogiorno e mezzo con la pancera del Dottor Gibbaud, facevo frequentemente pediluvi Ciccarelli, vezzo quantomai inutile rispetto al semplice bicarbonato di sodio.
Mi segnai infine ad una chat erotica, nome in codice Uccello Migratore.
Facevo brillanti battute; il ridere perfettamente a tempo della mia vicina di casa con i baffi mi inspospettì.
Suonai alla porta e le scrissi sullo schermo di andare a rispondere.
Lo sconforto fu grande; non c’era via d’uscita nemmeno attraverso la rete.
Arrivai alla conclusione che l’estate è tutto ciò che c’è tra il suo inizio e la sua fine, quindi la definii semplicemente “tempo che passa”.




commento dell'autoreopera ingiustamente cancellata al mio fraterno amico ezechiele rodei, con tanto di ho steso al sole le mie culottes, dallo scurnacchiato patron del sito Romei
un saluto dal satellite Hot Bird a tutti gli impiegati postali salesiani che popolano questo cazzo di sito
un hippipurrà per il punk rock