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Arti letterarie buffonesche
[12 commenti]
Dietro la curva di Marioscala (© 2007) visualizzato 519 volte Mi ritrovo qui, sulla strada, ad aspettare.
Mi chiamo Davide, ho 28 anni. Non che abbia valore, tutto questo.
Io, Andrea ed un folto gruppo di amici vogliamo prendere le nostre moto e fare un giro in direzione di Briancon.
Siamo all'inizio di agosto; non posso ancora andare in ferie e ho bisogno di staccare.
Decido io la strada, io la meta.
Non porto Marina con me, so che non le piace andare in moto. E poi quella strada è pericolosa, piena di curve strette e a bassa visibilità.
Io amo Marina. Vivo ancora con i miei genitori, non ho ancora fatto progetti ma so che potrei desiderare di condividere tutto con lei.
Ho però appena cambiato lavoro e non è ancora tempo di decidere. Esiste sempre un domani, mi dico.
Lascio Marina a casa. La chiamerò più tardi, se non ha spento il cellulare come al solito, quando vuole dormire fino a tardi.
Amo il modo che ha di stropicciarsi gli occhi.
E' una vita che aspetto.
Non so cosa. Forse aspetto di avere ancora speranza e possibilità.
Tutti sorridenti a infondermi fiducia "Sei giovane, hai tutta la vita davanti" ed io ci credo quando me lo dicono.
Sì che ci credo, ho 28 anni. Se mi va bene posso viverne almeno altri...50?60? Insomma posso sempre pensarci domani, alle possibilità.
Oggi voglio farmi questo bel viaggio in moto con i miei amici. E anche se Marina non c'è, DOMANI avrò la possibilità di incontrarla, mangiarci insieme, farci l'amore.
E' una giornata di sole estivo, in un week end di agosto. Gli amici si mettono in sella e partono.
E' un gruppo bene assortito di motociclisti esperti e si prospetta un viaggio piacevole.
Arrivati a Briancon pensiamo di andare a mangiare in quell'osteria che piace tanto ad Andrea.
Andrea, muovendoci mi dà una pacca sulla spalla e mi sorride.
E'la prima gita fuori porta dell'estate.
Ci conosciamo da 10 anni, abbiamo iniziato a lavorare insieme ed è un caro amico.
Percorriamo un po' di strada, poi lui va avanti raggiungendo il gruppo che ci precedeva.
Qualcosa non ha funzionato in quella curva.
Mi sono piegato troppo, ho accelerato e mi sono ritrovato a terra.
Ora sono a terra da qualche secondo.
Qui, sulla strada, ad aspettare. Sento un dolore lancinante alla spalla sinistra.
Non riesco a spostarmi, ho male ad una gamba e ho la moto sopra di me.
Vorrei gridare ma non ho voce.
Sento un rumore, tento di spostarmi arrancando sull'asfalto ma no...
so che non ce la farò.
Dentro la macchina vedo due figure.
Riesco quasi a guardare i loro volti, sono un uomo e una donna. Due ragazzi giovani.
Quell'espressione impaurita mi rimane stampata nello sguardo.
Sanno che stanno per uccidere un uomo.
Io sono lì ad aspettarli.
Ad aspettare la condanna per un delitto che non ho commesso. Quello, forse di considerare di avere ancora possibilità.
La possibilità di poter ancora mangiare, bere, fumare, fare l'amore con Marina.
Quella di poter prendere in giro mia madre e di nascondere a mio padre che fumo.
Quella di poter dare altre pacche sulla spalla ad Andrea.
Invece Andrea mi raggiunge poco dopo, avvertito dagli altri.
Sale con me in ambulanza, ma il mio corpo è quasi morto. Tentano di rianimarmi in ogni modo.
"Andrea chiama marina e dille che sto morendo", io non ce la faccio...
non ho forze.
Vedo Andrea con lo sguardo che fa quando non sa come reagire (e gli succede di rado).
Ha gli occhi pieni di lacrime ed è rosso in faccia.
Si mette le mani sugli occhi e tenta di asciugare le lacrime. Ma non ce la fa, perchè ha il volto bagnato.
Riesco ancora a vederlo.
Prende il cellulare mentre io lo guardo fisso e chiama Marina.
Marina non risponde.
"Informazione gratuita. Il cellulare della persona chiamata potrebbe essere spento".
Cazzo, Marina...svegliati.
Io sto morendo.
Andrea, sta guidando il mio passaggio...dal mio essere al mio non essere più.
Il mio migliore amico mi sta guardando morire.
Non serviranno immagini a ritrarmi, per farmi rivivere.
Non serviranno le parole scritte su carta, sms, posta elettronica.
Nessuno risponderà al mio numero.
Nessuno avrà accesso alla mia posta.
E se trovate su internet il mio indirizzo davide@visualnet.it sappiate...che nessuno potrà mai
rispondervi. Mai più.
Io non esisterò più, mi dico negli ultimi secondi che mi separano dalla morte. Forse su alcuni abiti rimarrà ancora il mio odore, ma solo per poco.
Il tempo cancellerà pure quello.
Qualcuno ha scritto a distanza di un mese:
Caro davide
Ho saputo del tuo incidente.
Non so perchè ti scrivo...sapendo che non ci sei più.
Ma voglio dirti...che ti sto cercando. Ti cerco nelle cose, nelle persone.
Ho trovato un sito che hai realizzato, con le foto dei tuoi capodanni.
C'era anche Andrea, c'era Manuela. Conosco anche loro, lavorano con me.
Ricordavo poco di te. Oggi pensavo di averti visto una sola volta, invece sono due.
Sono scoppiata a piangere.
Cercandoti su internet, volevo conoscere la tua sfera di affetti.
E' strano. Pensi sempre di poter dedicare tempo alle persone, a tutte le persone intorno.
Agli amici, agli sconosciuti.
Poi ti rendi conto che basta una curva...e il mondo di possibilità, scompare.
Non c'è modo di recuperare il tempo.
Non so perchè ti cerco, e mi faccio del male.
E' un po' un cercare di capire...cos'eri quando ERI.
Come era il tuo sorriso insieme a persone che amavi...come erano le tue serate, le tue giornate al di là del lavoro.
Ho pianto davanti alle tue foto.
Sono foto. E sono bit. La tua immagine è fatta di 1 e o, 1 e 0.
Ma non sei più carne.
Eppure lì, sembri vivo. Lì eri vivo.
Ho pensato ad Andrea, che ti ha visto morire ed il cuore mi si è riempito di compassione sincera.
Ora devo lasciarti, Davide.
Da lunedì accuso forti dolori alla spalla e devo riposare.
A presto.
| commento dell'autore | Rimpiango il vecchio sito...
almeno prima, un frank e un jack mi commentavano. Non davano pareri positivi ma almeno non c'era questo mortorio. |
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