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Arti letterarie buffonesche
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Ingannando l'attesa di frank solitario (© 2007) visualizzato 528 volte La sala di attesa d’otorino potrebbe non svuotarsi mai, teatro di pazienti che per ingannare il tempo cercano una tortuosa via d’uscita dal labirinto della sordità.
Infermiera dalla Pur Flebil Voce: “Avanti il prossimo”.
Il Sordo Cronico: “L’attesa si fa estenuante. È il mio turno eppur non si muove foglia. Che sia dannato il sistema sanitario”.
Il Sordo Occasionale da Otite: “Sento un nebuloso invito di voce femminile a voler bene al prossimo. Ma, pergiove, questo non è ospedale di carità!”.
Il Sordo Per Raggiunti Limiti di Età è si accompagnato da persona udente, ma profondamente male in arnese colla lingua italiana: nient’altro che una disorientata badante moldava.
Una profonda fissità avvolge la stanza, bianca come un intero piano di Saint-Honorè nuziale.
Nel quadro si muove unicamente il bastone del non udente novantenne; esso picchetta le piastrelle come un gentile martello pneumatico, guidato da elettrici impulsi Parkinson.
L’otorino all’interno è pervaso da un invincibile spleen esistenziale; la sala degli impulsi sonori è ormai da ristrutturare, le cuffie dell’apparecchio segnalatore tradiscono una tecnologia tardo-sovietica.
Lo scorrere immobile della giornata lo induce a proferire l’inoppugnabile massima: “Non v’è peggior sordo di chi non può sentire”.
Il Sordo Occasionale da Otite rompe gli indugi e si estranea dalla condizione di non udente permanente riversandosi nel corridoio.
Giusto a fianco, l’ambulatorio dell’oculista.
Ivi, la fila è incomprensibilmente più snella.
La curiosità unita all’irritazione lo spinge a esaminare il fenomeno.
Con tempismo perfetto irrompe nella sala d’attesa dalle pareti sin troppo sgargianti, l’Infermiera dalla Voce Profonda e Imperiosa: “Avanti il prossimo!”.
L’Ipovedente alle Soglie della Cecità appare baldanzoso: “Dov’è dunque questo chiacchierato disservizio del sistema sanitario? Dove le lunghe attese? Dove l’assenteismo e l’incapacità del personale? Dopo nemmeno cinque minuti eccomi già chiamato! Sia lode all’assistenza sanitaria!”.
L’ardito ipovedente tradisce movimenti sicuri, scansa sdegnato spalle e avambracci offerti in aiuto e quindi deciso imbocca la buia e di destinazione incerta porta che introduce al sordido stanzino di servizio ospedaliero posto giusto di fronte all’ingresso dello studio oculistico.
Sarebbe troppo facile ricavare dai fatti narrati la massima di senso comune “Chi ha il pane non c’ha i denti”, anche se non esattamente in tema e non perfettamente calzante.
Questo, il Sordo Occasionale da Otite lo sa, e fiducioso attende la bella stagione che porta con sé, oltre al rinnovato vigore degli amanti, un potere benefico avverso i mali occasionali e temporanei.
Tutto si risolve in attesa, attesa del tempo che verrà, attesa di tempi migliori.
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