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Il salto




[10 commenti]

Il salto

di Marioscala (© 2008)

visualizzato 333 volte

Non era affatto pronto per quel salto.
- Dai Justy, fallo. Cazzo, salta! - urlava Michael, a pochi metri di distanza.
Suo fratello rimaneva lì, bloccato, senza batter ciglio e con lo sguardo che puntava l'orizzonte. Anche il vento sembrava essersi placato in attesa che Justy si buttasse.
- Sei una gran testa di cazzo, Justy! - sbraitò di nuovo Micheal. Il ragazzo era di poche parole e le usò tutte per insultare suo fratello.
Poi prese lo zaino che aveva appoggiato sugli scogli e se ne andò.
In lontananza, con voce minacciosa, gridò ancora: - Lo dirò a tutti! Dirò a tutti che mio fratello è un cacasotto!
Alle sette il cielo si era fatto arancione. Intorno si respirava una quiete quasi innaturale.
Il mare si era pacificato e sulla spiaggia la gente aveva smesso di vociare, estorcendo alla natura il suo silenzio. Justy era rimasto immobile per tutto quel tempo; un ciuffo di capelli gli aveva tolto la visuale eppure sembrava non volersi muovere.
A lui, degli altri, non importava. Non era pronto per quel dannato salto. Lo avrebbe ripetuto all'infinito. E poteva presentarsi davanti a lui la ragazza più bella della scuola, implorarlo di saltare giù per dimostrare il suo valore. Neanche allora lo avrebbe fatto.
Micheal poteva urlare, minacciarlo, umiliarlo. Lui sarebbe rimasto ancora lì, a guardare il mare dall'alto di quella roccia.
Non avrebbe ascoltato altro che quella quiete.
E poi un giorno, guardando in basso, si sarebbe reso conto di quanto potesse essere facile. Di quanto poco ci voleva a sollevare il piede destro, camminare verso l'estremo punto della roccia e cadere giù.
Ci voleva solo quel momento di volontà. Qualche secondo.
Ma non era quello il giorno.
Prese anche lui il suo zaino, la sua maglietta e i pantaloni ancora stropicciati e corse via.
Lontano, dal salto. Lontano dalla roccia e dal mare.
A cena Micheal non faceva altro che umiliarlo.
- Papà, non sai che scena. Justy stava lì, fermo. Io gli dicevo "dai salta!" e lui niente. Secondo me se la stava facendo sotto - E rideva. Justy abbassò lo sguardo.
- Micheal, smettila! - disse sua madre.
- Justy, domani andremo insieme allo scoglio. Voglio andare a pescare. Ci vieni con me?
- Sì, papà - rispose il ragazzo, sospirando. Micheal gli fece la linguaccia, infastidito.
Il giorno seguente Justy e suo padre andarono a pescare allo scoglio.
Justy adorava il modo in cui il padre srotolava il mulinello e lanciava la lenza. Era un gesto quasi sensuale.
- Guarda bene come si fa. Ricordati che sei sempre tu che decidi - e gli mostrò ogni piccolo movimento.
Justy era contento. Suo padre gli stava insegnando a pescare. Riuscì a prendere anche dieci piccoli pesci e si sentiva orgoglioso di aver imparato con l'aiuto di un grande maestro.
Poi suo padre si tolse la maglietta.
- Dai Justy, vieni con me. Facciamoci un bel tuffo per rinfrescarci.
Justy lo guardò, intimorito. Guardò la sua mano grande che lo invitava al salto.
Si tolse la maglietta, il pantalone. Si tolse di dosso anche la paura.
Saltò.




commento dell'autore5.06.08: ho fatto qualche piccola correzione